Così Paolo Portoghesi:

  

Lughia riporta la figura umana nella selva glaciale dei grattacieli per metterne in rilievo paradossalmente la totale discordanza con la scala umana. …… Con la velocità di invenzione che la contraddistingue commenta la nostra appagante inquietudine che apre nuovi orizzonti e mantiene viva la speranza di non essere complici di quello che avviene nostro malgrado.
  

Così Giuseppe Salerno:

  

Lughia non pone interrogativi,  non scandalizza, non destabilizza.... crea luoghi che vanno incontro a quella ricerca di trascendente che caratterizza questa società inquieta in cerca di risposte a domande spesso non formulate.... I suoi paesaggi vivono in un tempo sospeso dove il divenire lento e inesorabile si rapporta all’immobilità dell’eterno.

  
Così Claudio Strinati:
  
La piccolezza dell’essere umano in rapporto al “tempo senza fine” la porta a coniugare il tema del ciclico divenire con quello dei linguaggi, delle rappresentazioni simboliche, delle memorie. Ombre nere, tracce inconsistenti della presenza umana, si alternano a sagome la cui epidermide, depositaria di memoria, appare ora immersa nel buio dell’eterno, ora calata in un universo di astrazioni simboliche che lanciano la propria sfida al tempo. 
  
Così Rossella Vodret:
  
Lughia, artista la cui contemporaneità è assoluta, attraversa con risultati pregevoli, senza per questo privilegiare gli aspetti tecnici, forme espressive diverse per le quali si avvale di modalità e materiali talvolta sorprendenti. ....in ogni opera tutto sembra confluire in un unicum caldo e accogliente.    .....giusto merito ad un'artista di sicuro spessore in un mondo sempre più governato dalla caducità.